mercoledì 13 marzo 2013

L'impatto ambientale del settore zootecnico (II parte): la pesca e l'acquacoltura



La pesca marittima è considerata il principale fattore antropogenico di impatto sugli ecosistemi marini di tutto il mondo, e lo sfruttamento intensivo operato nel corso dei decenni dall’industria della pesca rappresenta, insieme all'inquinamento dei mari, la principale causa di devastazione della vita marina
Dal 1950 al 2006 il 29% delle specie marine commerciali è collassata (ovvero ha subito una perdita del 90% o oltre), il numero di zone di pesca giunte al collasso è cresciuto esponenzialmente, e per il 2050 alcuni ricercatori hanno previsto un collasso definitivo di tutte le specie commerciali.

La pesca è inoltre responsabile del fenomeno delle catture accidentali, ovvero la cattura di esemplari marini non commerciabili che rimangono intrappolati nelle reti usate e poi scartati e gettati in mare morti o morenti. 
Si stima che, a livello globale, circa l'8% del pescato totale viene scartato, e in alcuni casi si arriva a percentuali di scarto molto elevate.
Si è andata poi diffondendo sempre più la tecnica della pesca a strascico, che prevede l’uso di enormi e pesanti reti da pesca trascinate lungo i fondali marini. Le larghe placche metalliche presenti su queste reti si muovono sui fondali spazzando via tutto ciò che incontrano lungo il percorso e lasciando così molte specie senza habitat: un solo passaggio di una rete a strascico rimuove fino al 20% della flora e della fauna dei fondali.

E' in forte ascesa l'allevamento di animali marini in stabilimenti chiusi o in gabbie disposte in mare aperto: in soli 5 anni, dal 2000 al 2005, la produzione globale di acquacoltura (così si chiama la nuova forma di allevamento) è passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate, con un incremento del 34,65%.
Va detto che la quantità di mangime necessario ad allevare pesci carnivori e molto diffusi sul mercato come salmoni, orate o spigole, è tale da determinare un considerevole prelievo di specie ittiche marine. Normalmente occorrono dai 2,5 ai 5 kg di pesce pescato e trasformato 
in mangime per produrre un solo chilo di pesce d’acquacoltura.
Un altro grave problema è rappresentato dalla dispersione nell’ambiente di sostanze e microorganismi nocivi: dalle reti di allevamento poste in mare aperto, additivi chimici, 
residui antibiotici, disinfettanti, deiezioni e scarti di mangime, insieme a parassiti di vario genere, si depositano sui fondi o si disperdono nel mare, contaminando le acque e decimando la popolazione ittica locale.

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